Daniele Magrini su “Vanity Fair”

La morte ti deve trovare vivo #storiepositive#3

11 marzo 2014, ore 10:33, postato da V@leV@le

Per la storia di questa settimana ci spostiamo nella bellissima Toscana, in un posto sul mare davvero meraviglioso e a cui sono molto legata: Castiglione della Pescaia.

Qui incontriamo Daniele Magrini, titolare del ristorante Baia dei Butteri. Eccolo qui, Daniele, mentre intrattiene dei clienti a un tavolo del suo ristorante, su una meravigliosa terrazza davanti al mare. Mi sembra di sentire il profumo di salsedine di quelle splendide onde sullo sfondo, unito agli aromi inconfondibili dei piatti di Daniele.

Daniele, raccontaci un pochino chi sei…

Mi chiamo Daniele, ho 44 anni, sono un sognatore che rincorre i propri ideali, combattendo sempre contro tutto e tutti per raggiungere i suoi obbiettivi. Non mi spaventa la fatica, perché ho sempre cercato di fare ciò che mi gratifica. Amo correre, ho partecipato ad alcune maratone e la sofferenza che percepisci dopo i primi 30 km è analoga a quella che provi quando inizi a costruire un nuovo progetto,ma la gioia di tagliare il traguardo, come quella di finire un lavoro, ti ripagano di tutte le sofferenze patite. Credo nell’amicizia ed in Dio. Adoro viaggiare. Ho due bambini adottati a distanza in Burkina Fasu che vado a trovare, quando posso, in moto, altra mia grande passione e gioia che mi ritaglio quando riesco.

Parlaci un po’ della tua passione…

Per me, toccare un alimento per modificarne consistenza, esaltarne il sapore, accostarlo armoniosamente ad altri, per valorizzarlo e proporlo a chi si siede alla mia tavola, rappresenta convivialità nella sua massima espressione. Accogliere il cliente per trasportare i suoi sensi nel mio laboratorio, dove prepariamo con passione ed entusiasmo ciò che la natura ci offre, è Vita. Riportarlo, magari, con i ricordi, alla sua infanzia, ritrovando sapori dimenticati o stupirlo con accostamenti nuovi per il suo palato, è una cosa che mi gratifica immensamente. Il mio obbiettivo è lasciare un ricordo a chi si siede al nostro tavolo, per una moltitudine di fattori, che vanno dal buon cibo, all’accoglienza, al buon bere , un’esperienza gastronomica e sensoriale a 360 gradi.

Quando è nata la tua passione?

Mia nonna, a causa della guerra e della povertà che affliggeva la Maremma negli anni 50, cucinava per le famiglie bene del paese, in modo da portare a casa a mia madre e alle sue sorelle ciò che rimaneva dei banchetti. Da piccolo amavo seguirla quando andava a cucinare e guardavo con ammirazione la sua gestualità quasi magica, che faceva nascere da un po’ di farina e uova, tagliatelle, tortelli e qualsiasi altro tipo di pasta. Restavo affascinato da questa creatività, da come, con il solo tocco delle mani, si poteva valorizzare qualcosa di così semplice come della farina o delle uova. Mi piaceva aiutarla e, provando direttamente l’esperienza della cucina, scoprivo ogni volta cose nuove che mi avvicinavano sempre più a quel mondo.

Come è stato, poi, il tuo percorso?

Il mio iter è da “autodidatta”, visto che il mio percorso di studi è stato molto più “tradizionale”, ho frequentato un istituto tecnico e poi il biennio di Ingegneria Eletronica a Pisa. Durante l’estate, per pagarmi gli studi, lavoravo in ristoranti più o meno importanti e, nei ritagli di tempo, studiavo cucina, per capire il perché di ciò che succedeva attorno a quei fornelli, che per me continuavano ad avere qualcosa di magico e misterioso. Ispirato al grande Gualtiero Marchesi, di cui ho letto tutte le publicazioni, sposandone i principi e la filosofia, adattandola al mio modo di pensare, decido poi nel 2001 di “buttarmi” e aprire il mio ristorante, all’interno di uno stabilimento balneare, dove da 10 anni, durante l’estate, lavoravo sia in spiaggia, che al ristorante gestito da altri.

Perchè hai deciso di far diventare la tua passione un lavoro?

Perché l’unico modo di sognare e lottare per qualche cosa è fare ciò che ti dà vita….e per me lavorare in cucina rappresenta una realizzazione, che va a chiudere il cerchio delle mie passioni.

Come hai iniziato e quali sono state le evoluzioni della tua idea?

Ho sempre gravitato attorno alla gastronomia, perché era l’unica strada che mi sentivo di percorrere nella vita. Da piegare i tovaglioli a 12 anni nel ristorante vicino a casa, a fare il tutto fare in cucina, fino ad oggi, che ho la possibilità e la fortuna di far sedere alla mia tavola ospiti a cui cerco di offrire ciò che il mare giornalmente mi propone o ciò che riesco a trovare nelle nostre campagne , con l’entusiasmo e la determinazione di sempre.

Come racconteresti a qualcuno che non ti conosce il tuo lavoro?

Armonia , bellezza ,creatività, libertà di espressione , disciplina e senso di responsabilità sono gli ingredienti per dare il massimo sempre in questo lavoro, colorare la vita degli altri delle sfumature delle stagioni e di ciò che ti offrono, inventare e cercare di stupire, ricordare la tradizione e chi eravamo, celebrare la mia terra e i suoi doni.
Con l’immaginazione si può dare vita alle forme più disparate con ciò che la natura ci regala, come possiamo vedere in questo piatto, che ha ingredienti molto semplici e produce un effetto spettacolare.

Cosa ti piace soprattutto di quello che fai?

Stupire con la semplicità, esaltare la materia senza starvolgerla, riuscire a vedere un bambino che gusta un mio spaghetto artigianale olio e formaggio, con la voracità e l’aggressività di un cane che difende il suo cibo.

C’è qualcosa che non ti piace/che vorresti cambiare, invece?

Niente. Sono soddisfatto, perché, nel bene o nel male, i miei successi e i miei insuccessi, sono sempre dipesi da me.

Qual è stata la maggiore soddisfazione che hai avuto nel tuo lavoro?

Avere la sala piena del ristorante, essendo partito da zero, senza la spinta e l’insegnamento di nessuno. Aver avuto il piacere di sentirmi chiamare per Natale da una bambina, che non potendo, per motivi di salute, mangiare tutto, mi chiedeva di poter tornare a mangiare quella buona pasta che la faceva sentire bene…questo non ha prezzo. E’ un’immagine che comunica tutto quello che vorrei dire a parole.

Consiglieresti di seguire le tue orme?

Certo, a chiunque ha passione per la cucina, crede in se stesso e ama la vita. A chi ha determinazione, coraggio e spirito di sacrificio. Mio Babbo mi diceva sempre: “La Morte ti deve trovare Vivo”.

Quali progetti hai per il futuro?

Insegnare quello che ho imparato a chi lavora con me, perché possa portare avanti il mio sogno il più a lungo possibile nel tempo e far capire al mondo intero quanto grande è la cucina italiana e quanto sono speciali le persone che con amore e passione la coltivano ogni giorno.

Quale consiglio daresti oggi a chi non ha ancora trovato un lavoro, oppure è scontento di quello che fa?

Lotta per ciò in cui credi, solo così ti sentirai vivo, ogni giorno e troverai la forza di rialzarti ogni volta più forte di prima.

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